Riportiamo una meditazione del Pastore Grimaldi sul Natale:

Luca 2.8-14

 

Anche gli adulti hanno bisogno di favole.

Abbiamo bisogno di sognare ad occhi aperti, abbiamo bisogno di staccare almeno per un attimo dalla realtà che viviamo.

Siamo in mezzo all’odio, al terrorismo, alla guerra, per non parlare che degli ultimi avvenimenti. Ogni giorno sentiamo di uccisioni, di vendette, di ritorsioni.

Le divinità che ci siamo costruite non ci aiutano più, o sono una concausa del disastro in cui viviamo. Le madonne ed i santi non  fermano le guerre; il nostro dirci cristiani non ci rende facitori di pace; il nostro modello di sviluppo occidentale, il nostro egoismo consumistico cieco ed irresponsabile contribuiscono ad accrescere odio ed invidia e voglia di distruzione.

Ed allora via… leggiamo la favola biblica della nascita del Signore!

Mi sembra di sentire i pensieri: ma come ti permetti, pastore?! Come ti permetti di chiamare favola il racconto della nascita di Gesù? Come ti permetti di chiamarci egoisti irresponsabili, specialmente il giorno di Natale, quando è buona e gradita tradizione esternare soltanto nobili e pii sentimenti, amicizia e fraternità?

La gente muore: di fame, di malattia, di odio, di solitudine, e noi siamo qui raccolti per festeggiare… che cosa?

Che cosa stiamo facendo, qui, in chiesa? Che sentimenti proviamo, veramente, nel profondo di noi?

La risposta sembra semplice: noi oggi rendiamo grazie per il dono della Rivelazione, per la sua forma umana, comprensibile. Ma veramente sentiamo di dover ringraziare Dio per quanto ci ha dato?

Al di là delle vicende mondiali, abbiamo i nostri dolori privati, i nostri dubbi, le nostre indifferenze e le nostre umanissime insofferenze, specie nei confronti di altre persone che evangelicamente dovremmo chiamare sorelle e fratelli.

Quante volte abbiamo festeggiato il Natale per abitudine religiosa, per tradizione, senza sentire nel cuore la gioia che invece dovremmo provare?

Questa è la nostra realtà, anche se non desideriamo ammetterlo, anche se preferiremmo fare finta di nulla.

Questa è la nostra vera storia, all’interno della quale si pone come un cuneo, quasi un corpo estraneo, l’annuncio evangelico: “Oggi vi è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore”.

Ecco dunque il contenuto della favola: un Signore nato per noi, per cui rendere grazie, quando sappiamo benissimo sulla nostra pelle che i signori del mondo non salvano nessuno, anzi condannano molti alla schiavitù, culturale o materiale.

Ecco la bella favola; un Salvatore nato per noi, quando in realtà sentiamo in fondo al cuore, nella nostra enorme capacità di tolleranza verso noi stessi, che non abbiamo poi grandi cose da farci perdonare, o almeno nulla di così grave da smuovere il Dio nel quale abbiamo detto di riporre fiducia.

Ecco, amici miei, il nostro dramma, la nostra vera disperazione: sentire le parole evangeliche al massimo come fiaba, come qualche cosa che non incide veramente nella nostra realtà individuale e collettiva. Il nostro dramma consiste nel fatto che per noi parole come Salvatore e Signore risuonano ormai vuote, svuotate da centinaia, migliaia di anni di incredulità, di esperienze diverse, di scelte che con il Dio biblico non hanno nulla a che vedere.

Ma siamo tanto stanchi di questa nostra realtà, siamo talmente sfiancati dalla storia che ci siamo costruita intorno, che abbiamo bisogno di favole.

Ed ecco allora che a Natale riempiamo le chiese, facciamo finta di sentirci fratelli, spendiamo cifre folli per regali inutili…: per sentirci un po’ meglio, per sentirci per qualche istante almeno in pace con noi stessi e con Dio.

Ma, come nelle favole di Andersen, si intravede la realtà oltre le parole che ci sono raccontate.

Anche nella favola di Luca si intravede una realtà che non ha nulla a che vedere con la fantasia, con il bisogno individuale e collettivo.

Il salvatore…

Pensateci bene, guardate in voi stessi, nel fondo del vostro cuore; guardate nella vostra mente, nella realtà umana che porta il vostro nome. Andate oltre la vostra arroganza intellettuale e spirituale; andate oltre la vostra falsa umiltà religiosa ed interrogatevi veramente su voi stessi.

Credo che nessuno di noi riuscirebbe a venire fuori da un tale faccia a faccia con noi stessi senza provare vergogna, povertà, solitudine, bisogno di un genitore o di un amico che ci tenda una mano, che ci rassicuri su noi stessi. Credo che nessuno di noi riuscirebbe a dire con sincerità di non avere bisogno di un cambiamento radicale, di una spinta ad essere diversi, altri da come siamo, anche se siamo affezionatissimi a noi stessi…

Salvatore…

Ecco che la favola smette di essere tale per divenire improvvisamente realtà.

Il Dio che in fondo al cuore ammettiamo esistere come ente supremo smette di essere semplicemente teoria o sogno o fatto culturale, e diventa realtà: Dio non è più una parola, ma un fatto, qualcosa che finalmente ci riguarda da vicino. Dio smette di essere una ipotesi di lavoro per diventare qualche cosa di estremamente concreto, che ha a che fare con quello che io sono realmente, con i miei bisogni più profondi, con i miei rimpianti più lontani.

Questo ci racconta la favola per adulti che chiamiamo Natale: il Dio genitore ed amico di cui abbiamo disperatamente bisogno diventa concreto, sperimentabile, toccabile.

Salvatore…

Per toglierci da una realtà esistenziale insostenibile con le nostre sole forze; per assicurarci che, nonostante tutto, anche per noi esistono “nuovi cieli e nuova terra”; per dirci, per rassicurarci che non siamo soli nella nostra solitudine di adulti.

Salvatore…

“Io sono con voi, per voi, per liberarvi dalla vostra disperazione, dalla vostra angoscia; per darvi una spiaggia cui approdare nel naufragio della vostra esistenza…” dice il vostro Dio.

Salvatore…

“non mi importa come siete fatti; non mi importa della vostra doppiezza, della vostra cattiveria, del vostro egoismo; non mi importa dei vostri idoli e della vostra incredulità; non mi importa della vostra cecità…” dice il vostro Dio.

Salvatore…

“Sono qui per darvi una speranza che non sia solo sogno; sono qui per farvi conoscere un modo vivere che voi oggi chiamate follia, ma che in realtà è il compimento delle vostre speranze più folli…” dice il vostro Dio.

Salvatore…

Pace, sicurezza, compiutezza, unione con Lui…

Ma tutto questo ha un prezzo.

No, non abbiate paura; non vi viene chiesto nulla che non abbiate già pagato nella vostra vita, che non abbiate già sperimentato nella ricerca di pace e di sicurezza e di tranquillità.

Signore…

Dio vuole essere il nostro Signore, colui che ha veramente potere su di noi; vuole essere colui cui rivolgiamo la nostra preghiera ed il nostro grido d’aiuto, come siamo abituati a fare con i nostri idoli.

Signore…

Dio vuole essere l’unica verità della nostra vita, al posto delle tante altre che abbiamo costruito o che abbiamo trovate già pronte a governare la nostra vita, rendendola invivibile.

Signore…

Dio ci chiama per nome, per essere riconosciuto come centro irrinunciabile della nostra storia privata e comunitaria; ci può chiamare, perché come uomo ha imparato il nostro linguaggio fatto di allusioni e simboli, di intenzioni e speranze; può essere compreso perché si è fatto uguale a noi, senza timore di essere svilito.

Signore…

Di una vita che finalmente è degna di essere vissuta e non più soltanto sopportata; di una vita in cui esiste ora uno scopo concreto, che non sia tentativo di fuga: essere figli, figli di Dio, che vivono secondo una parola che non è più soltanto comandamento, ma dono; che vivono finalmente non più secondo qualche Legge, ma secondo ciò che conosciamo come grazia.

Ed ecco infine la pace, quella che ci appariva impossibile, quella che non abbiamo mai sperimentato; ci è promessa, se accettiamo di essere ciò per cui siamo stati creati: coloro che il Signore, il Salvatore gradisce…

Questi siamo proprio noi, non altri.

Siamo noi, con la nostra umanità, la nostra debolezza, la nostra incapacità di fare il bene che desideriamo.

Gli uomini che Dio gradisce è ciascuno di noi, che ha bisogno di favole, ma che è chiamato figlio e non servo, libero e non più schiavo.

Natale…

Che strana parola, se ci pensate bene; che bella parola.

Nasce un uomo nuovo, una nuova speranza, una nuova vita…

Natale…

La favola continua, piena di doni per le nostre mani vuote, per i nostri cuori svuotati.

Dio è finalmente con noi, per non lasciarci mai più!

Gianmaria

 


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